Geopolitica, mercato dell'auto e la fine della mia giovinezza

Non parlerò di niente di troppo impegnato, per cui prendete queste parole per quello che sono. Prendete sempre le parole per quello che sono: a volte carezze, a volte coltelli. A volte parole.

 

Come Stephen King ci insegna (ma anche James Ellroy, mi verrebbe da dire), certe storie è bene che si chiudano in un determinato periodo, in un decennio, e restino lì per poter continuare a svolgere la loro funzione di sorgente di testo mitico, epocale. Perché continuino a far sgorgare storie. E la storia che sta prendendo forma, stavolta, ha a che fare con la fine degli anni ’90 e la mia giovinezza.

L’occasione di mettere per iscritto questi pensieri (che, lo prometto, non voglio “fare lunghi”) è data dall'annuncio della chiusura dello storico marchio automobilistico australiano Holden (1)(e faccio il tifo per i marchi General Motors dal… 1998? Sono già 22 anni). Ohibò… e cosa centra con la geopolitica, il mercato dell’auto e, soprattutto, con la mia giovinezza? Centra. C’entra. Perché la chiusura dello storico marchio è giustificata dalla fine (ormai) delle berline “sedan” come tipologia di auto per la famiglia, in favore dei più ingombranti (e non meno inquinanti) SUV (2). Sulla base dei volumi di vendita, le “sedan” stanno scomparendo anche dalle corse e il Supercars australiano, in questi anni, è stato l’ultima lunetta del sole rosso quando si eclissa all'orizzonte. Per un qualche motivo geopolitico che hanno dato solo agli australiani: un continente selvaggio; la loro isolatezza. Questo declino rappresenta, però, anche il tramonto di quell'idea di famiglia che il ragazzino cresciuto a cavallo del millennio che è in me ha sempre immaginato. Una famiglia fatta da genitori, figli, cani, gatti e una berlina da classe media. Una berlina “sedan”, appunto, come quella dei genitori dei tuoi amici, quelli un po’ benestanti, su cui volevi salire quando al sabato pomeriggio attraversavi con loro la provincia per rincorrere un pallone. Quella che vedevi in giro per le strade, e poi correre sugli ovali della NASCAR. Quella che avresti comprato un giorno, diventato padre.

Sono tasselli di un’epoca che si sta chiudendo e che credo accomuni più di qualcuno di quelli della mia generazione. Forse non come la “Ford di medie dimensioni” per gli inglesi (3), ma qualcosa di simile. La fine di quella storia, gli ultimi capitoli. E forse, all'alba dei miei trent'anni (un’alba già formata, da primo mattino, il caffè già caldo), è anche il momento che qualcosa si chiuda. Non per questo sarà qualcosa di dimenticato.

 

 

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1. Holden's open letter to Australian and New Zealand fans, https://www.driven.co.nz/news/news/holden-s-open-letter-to-australian-and-new-zealand-fans/

2. The American Sedan Is Dying. Long Live the SUV, https://www.bloomberg.com/news/features/2018-01-16/why-the-american-sedan-is-marked-for-death (sta succedendo ora anche in Europa, l'avete notato?).

3. "Funeral for a Ford", The Grand Tour finale, https://www.youtube.com/watch?v=80WPyZ7M8jE

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