Proteste. Iperluoghi e oltre

Le proteste di questi giorni negli USA stupiscono solo uno sguardo disattento. Si inseriscono naturalmente, invece ("umanamente", direi) nel racconto che Michel Lussault fa in "Iperluoghi".

Non mi riferisco tanto alla prima parte del libro, a quegli iperluoghi crogiuolo di umanità che oggi ci sembrano lontani a causa della pandemia (ma a cui torneremo, nonostante il parere affrettato di chi dice che tutto cambierà), ma a quei controluoghi che rappresentano oggi una contestazione radicale del mondo mainstream che conosciamo.

Contro-luoghi in cui è centrale il luogo, da sottrarre a chi lo controlla normalmente (ricordate Occupy Wall Street?), in cui si operano semplificazioni sommarie, si fanno errori grossolani, ma anche si sperimenta qualcosa di nuovo.

Centrali sono il luogo fisico e la connettività digitale. Quest'ultima, pur se "mainstream", serve a mostrare al mondo ciò che sta succedendo, a farne un racconto mediato e mediatizzato, in questo anche di parte e parziale, atto a suscitare una reazione forte, come nel caso dei monumenti abbattuti.

Anche i contro-luoghi, come suggerisce l'Autore, sono da superare. Se restano tali, servono solo a mostrare il problema, ma non ad abbozzare una soluzione. La sfida è, infatti, nell'utilizzare il digitale per sperimentare forme nuove di cooperazione e decisione politica, al di là delle semplificazioni e della realtà mediale che conosciamo.

 

-photo by Clem Onojeghuo on Unsplash

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